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Difference between revisions of "Page:Lo Schermo, overo Scienza d’Arme (Salvator Fabris) 1606.pdf/21"

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può uenire; Quando poi si uà à ritrouare la nimica punta se l’altro si moue per rincontrare, & ataccarla insieme, il primo, che si è mosso, uedendo di spada, & andando al corpo, può ferire inanzi che l’altro tocchi la detta spada, ouero in quello instante, & non uolendo ferire li può bastare di abbassare la punta uerso terra, che la nimica non la trouara, & se l’altro la seguittarà per hauerla si potrà in quel caso darli di sopra nel tempo che la sua cade, oltre molti altri modi di saluarla che lo stesso nimico non la touarà mai se non nel tempo che la punta ferisce, & tanto meno quando già si hà aquistato, il uantaggio del forte al debile, & chegià sono fermati; si dee bene hauere la mira, che nell’andare all’aquisto della nimica, non si uadi tanto inanzi con la punta per desiderio de essere più forte, che esso nimicò non piglij addito di passare ò per l’una ò per l’altra parte prima, che si possi dirizare la punta; & percio operando con simili riguardi si aquistarà anco senza dubbio la nimica spada, che é prima parte della uittoria & ancorche il detto nimico pigliarsse il tempo di quel moto che si facesse restara non meno ferito, & à non uolere, che sopra di lui si piglij il uantaggio farebbe necessitato ritirarsi mutando effetto si di corpo, come di spada, & procurare noui partiti, che sono quasi infiniti, & quello insomma, che sarà più suttile nelle operationi manterà sempre la sua spada più libera.

CHE COSA SIA TEMPO, ET CHE COSA CONTRATEMPO Quale sia il buono, & quale il falso, & comes’ inganni il tempo finto, che suole dare il nimico per fare il contratempo. Cap. 10.

TEMPO SI DIMANDA QVEL MOTO CHE L’ NImico fà dentro delle distanze, perche quello che fà di lontano non si può chiamare altro, che mouimento, ò mutatione di prospettiue, perche tempo in quest’arte uuole significare occasione di ferire, ouero di pigliare qualche uantaggio sopra il nimico, ne per altra caggione è stato dato nome di tempo alli moti, che si fanno nell’armi se non per fare intendere, che facendo uno qualche moto quello è tempo nel, quale in un’istesso pũto non può fare altro effetto; & però nel mouersì, che farà il nimico se si uedrà qualche scoperto, & che si sia pronto per ferire quella parte esso nimico di certo restarà offeso, mentre che questo sarà fatto in misura, perche nõ si possono fare due mutationi in un tempo, & perciò dee si auertire, che non sia più longo il tempo nel quale si uuole ferire di quello, che da’l’istesso nimico per essere ferito, perche in tale caso egli harebbe comodità di parare prima di essere ariuato, & farebbe pericolo, che hauendo conosciuto il moto la cosa riuscira bene, questa si dimanda ferita di tempo, & oltre il conoscimẽ to del moto è necessario considerare la distanza, quale che sia, perche trouandosi in distanza larga anco che l’nimico faccia mouimenti d’armi & di corpo, pure che non moua il piede non ui è certezza di poterlo ferire se ben’anco fosse scoperto, perche con l’hauere il piè fermo potrà rompere di misura che la spada non lo ariuarà, & si sarà in di modo che meglio farebbe pigliare i’oportunità di quel moto & auicinarsili nella streta, misura per poterlo ferire poi di certo al primo moto, che faccia così se si mouera per accommodarsi nell’armi, & farà qualche moto de piedi, & di corpo, & anco che fosse col solo piede tutti sono tempi oportuni per ferire nelli scoperti, & tanto meglio riuscirà sempre quãdo il nimico fara il tẽpo inauedutamẽte pure che nõ sia ritirãdosi, mà à uolere che ciò riesca ancor meglio fà di bisogno

trouarsi