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Salvator Fabris

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Salvator Fabris
Born 1544
Padua, Italy
Died 11 Nov 1618 (aged 74)
Padua, Italy
Occupation
Nationality Italian
Alma mater University of Padua (?)
Patron
  • Christianus IV of Denmark
  • Johan Frederik of Schleswig-
    Holstein-Gottorp
Influenced
Genres Fencing manual
Language Italian
Notable work(s) Scienza d’Arme (1606)
Manuscript(s)
Translations

Salvator Fabris (Salvador Fabbri, Salvator Fabriz, Fabrice; 1544-1618) was a 16th – 17th century Italian knight and fencing master. He was born in or around Padua, Italy in 1544, and although little is known about his early years, he seems to have studied fencing from a young age and possibly attended the prestigious University of Padua.[citation needed] The French master Henry de Sainct Didier recounts a meeting with an Italian fencer named "Fabrice" during the course of preparing his treatise (completed in 1573) in which they debated fencing theory, potentially placing Fabris in France in the early 1570s.[1] In the 1580s, Fabris corresponded with one Christian Barnekow, a Danish nobleman with ties to the royal court as well as an aluminus of the university.[2] It seems likely that Fabris traveled a great deal during the 1570s and 80s, spending time in France, Germany, Spain, and possibly other regions before returning to teach at his alma mater.[citation needed]

It is unclear if Fabris himself was of noble birth, but at some point he seems to have earned a knighthood. In fact, he is described in his treatise as Supremus Eques ("Supreme Knight") of the Order of the Seven Hearts. In Johann Joachim Hynitzsch's introduction to the 1676 edition, he identifies Fabris as a Colonel of the Order.[3] It seems therefore that he was not only a knight of the Order of the Seven Hearts, but rose to a high rank and perhaps even overall leadership.

Fabris' whereabouts in the 1590s are uncertain, but there are rumors. In 1594, he may have been hired by King Sigismund of Poland to assassinate his uncle Karl, a Swedish duke and competitor for the Swedish crown. According to the story, Fabris participated in a sword dance (or possibly a dramatic play) with a sharp sword and was to slay Karl during the performance when the audience was distracted. (The duke was warned and avoided the event, saving his life.)[4] In ca. 1599, Fabris may have been invited to England by noted playwright William Shakespeare to choreograph the fight scenes in his premier of Hamlet.[5][2] He also presumably spent considerable time in the 1590s developing the fencing manual that would guarantee his lasting fame.

What is certain is that by 1598, Fabris had left his position at the University of Padua and was attached to the court of Johan Frederik, the young duke of Schleswig-Holstein-Gottorp. He continued in the duke's service until 1601, and as a parting gift prepared a lavishly-illustrated, three-volume manuscript of his treatise entitled Scientia e Prattica dell'Arme (GI kongelig Samling 1868 4040).[2]

In 1601, Fabris was hired as chief rapier instructor to the court of Christianus IV, King of Denmark and Duke Johan Frederik's cousin. He ultimately served in the royal court for five years; toward the end of his tenure and at the king's insistence, he published his opus under the title Sienza e Pratica d’Arme ("Science and Practice of Arms") or De lo Schermo, overo Scienza d’Arme ("On Defense, or the Science of Arms"). Christianus funded this first edition and placed his court artist, Jan van Halbeeck, at Fabris' disposal to illustrate the treatise; it was ultimately published in Copenhagen on 25 September 1606.[2]

Soon after the text was published, and perhaps feeling his 62 years, Fabris begged to be released from his six-year contract with the king so that he might return home. He traveled through northern Germany and was in Paris, France, in 1608. Ultimately, he received a position at the University of Padua and there passed his final years. He died of a fever on 11 November 1618 at the age of 74, and the town of Padua declared an official day of mourning in his honor. In 1676, the town of Padua erected a statue of the master in the Chiesa del Santo.

The importance of Fabris' work can hardly be overstated. His treatise was reprinted for over a hundred years after his death, plagiarized several times by later writers, and translated into both German and Latin. He is almost universally praised by later masters and fencing historians, and the great Flemish master Gérard Thibault d'Anvers even described him as a Diestro (a master of the principles of the Spanish fencing style la Verdadera Destreza).[citation needed]

Treatise

Temp

Images

No Translation Not started

Archetype Transcription (1601)

Italian Transcription (1606) [edit]

MS KB.73.J.38 (1600-1609) [edit]
by Reinier van Noort

MS Dresd.C.94a (ca. 1635) [edit]

German Translation (1677) [edit]
by Alex Kiermayer

French Translation (1644) [edit]

DISCORSO GENERALE, Intorno le guardie.

Cap. 17.

HORA SIAMO GIONTI AL LUOGO, OUE SI DEE trattare del formare le guardie, de’ mouimenri, & delli effetti più principali, che si fanno nell’ armi, doue che primamente si auertisse colloro, clic leggeranno à non marauigliarsi se bene uedranno due figure per luogo demonstratrici ambe due di un solo effetto, che ciò è stato affìne di raprensentare in quello la parte destra, & la sinistra del corpo; All’ in contro habbiamo ben giudicato essere cosa uana, & di nissuno momento il rapresentare, & trattare di molte altre guardie, che alcuni, scriuendo, hanno formato hora col pugnale inanzi disteso, & la spada sbarrata indietro osseruando ciò tanto sopra l’ un piede, come sopra dell’ altro, & così alta, come bassa che anoi pare che più diffenda di dietro, che dinanzi, altri con la spada sola hanno usato tenerla tanto ritirata, & bassa, che la punta di quella si trouaua appresso quella de’piedi, & anco la teneuano trauersata dinanzi le gambe, & pure con la punta quasi per terra, & tutto questo faceuano, acciòche la spada non seli potesse trouare, & alcune uolte stando nella guardia piglia uano la lama con la sinistra mano per tenerla più forte, & per battere la nimica, & ferire, lequali co se tutte habbiamo tralasciate come fuori di proposito, & più tosto aportatrici di danno, che di utile & senza altrò di te dio à chi le leggesse, & era forsi meglio anco di intieramente tacerle, mà perche altri non creda, che tali cose non fossero state uiste & esaminate da noi ne habbiamo uoluto fare qualche mentione, si come dello giettare la spada fuori di mano all’auerssario con la propria sola spada, laquale essendo tenuta da altri per un punto essentialissimo da noi non se ne fà stima, come cosa di poco pelò, laquale riesce con colloro, che li lasciano la spada libera, ouero la tengono ferma, mà contra quelli, che la sanno occupare al nimico, & che hanno termine di cauatione non si può fare niente, anzi chi prettende fare questo resta sempre battuto, & per tanto non sene trattara più nella presente nostra opera, mà si attenderà à fare discorsi tali, iquali ben cõsiderati possino aportare tanto di auertimẽto, & giuditio all’huomo, che uedendosi uenire contra il nimico con la spada in mano, sia in qualunque forma, sappia conoscere il suo fondamento, & raggione, tanto bene, quanto l’istesso

[26] cheuiene, però si sono posti quelli effetti in figure, da quali si può aspettare molto beneficio, & allequalisi sono aggiunti li discorsi non solo per sapere conoscere la natura di essi effetti, mà anco per sapere spiare l’ intentione di chi li adopra, & così preuenendo il pensiero nimico, sapere prepararsi inanzi che segua il detto effetto, similmente non si dourà marauigliare il lettore uedendo quelle distese di spada, di piedi, & de corpo, che non sono per altro, che per mostrare in quale modo, si habbia da operare tanto à piè fermo, quanto che inpassando parare, & ferire gli serà alcune spade longhe, & alcune corte, & si uedranno corpi grandi & piccioli secondo si abbassaranno più, & meno, & anco saranno tanto più longhi, & più corti secondo, che staranno diritti, & formaranno scurzi, lequali cose faranno demonstratiue della guardia, in che si troua l’huomo tanto nelle diffese, quanto nelle offese, della situatione del corpo, & demouimenti, che bisogna fare uno differente dall’ altro secondo l’occasione; Doppo queste simplici figure ne seguiranno altre, nelle quali si sorgeranno li parati, & li feriri, che possono uenire dall’una, & dall’altera, doue si discorrerà della loro caggione, & oue anco si intenderà, che tutte le diffese, & offese deuono andare in uno istesso tempo ancorche non s’habbia si non la sola spada in mano, doppo queste sene uedranno altre, allequali sarà aggionto poco discorso bacando, che doue sia necessario si raggioni à sufficienza, mà doue non sarà necessario si lasciera nella consideratione del lettore, solamente in simili luoghi si mostrarà da che sia proceduta la ferita, come si sia diffeso, & in che guardia, si trouauano prima, che facessero li effetti, & in somma si procurarà di dare tale cognitione, che ageuolmente altri possa sapere quello, che si dee fare ritrouandosi contra il suo nimico in ciascuno sito, & anco quello che dal detto nimico potesse uenire in offesa, & quale diffesa si potesse fare, & similmente le mutationi, che si possono fare, & in quali distanze longhe, ò strette, & di dette distanze hora si raggionarà in un luogo di una, & hora in un’altro dell’altra, acciò si intenda in quale sia nata la botta.

Ingleichen wird sich der Leser nicht verwundern, wenn er hier siehet die ausstrekkungen der Klinge, der Füsze und des Leibes, denn es ist zu nichts anders gemacht, als dasz einer dadurch die Arth weise, wie er sich so wohl im a piede fermo stossen als mit dem pariren und stoszen zugleich verhalten soll; Es seind auch etliche Degen lang etliche kurtz, etliche scheinen grosz etliche klein, nachdem sie sich mehr oder we= [61] niger versenken, sie würden auch länger oder kürtzer scheinen, nachdem sie aufgerichter oder zusammengezogener stünden, welches doch alles nur die Läger zeugen soll, in welchen sich einer so wohl in off- als defensione befinden kan, Item die situation und Bewegung des Leibes, welche denn einer biszweilen anders als der ander machen musz, nachdem es die Gelegenheit erfordert.

[62] Discurs über die Figur welche die Natur der Hiebe weiset, wo sie nehmlich hintreffen.

DIe Figur welche man hier siehet, zeuget die Natur aller Hiebe, so eine Hand machen kan, zu welchen Hieben denn ihre eigenen Nahmen gesetzet seind, aufdasz man sehe, wo ein jeder derselben natürlicher weise hintrifft, ob sie gleich zuweilen nachdem sie von der Hand oder dem Arm angebracht werden höher oder tieffer verletzen mögen; Hier wird allein darauf gesehen, durch was Wege sie zum verletzten kommen; Von dieser ersten Wissenschafft nu kömt man zur andern, das sit, dasz man die Arth der man sich zur Parirung dagegen bedienen musz wohl verstehet, nehmlich dasz man im selben Tempo parire und zugleich mit treffe, wes= [63] wegen auch ihre Nahmen in dieser Figur also genennet nicht von dem Orth wohin sie treffen, sondern von dem Orth woher sie sich anfangen und herkommen. Denn mandiritto ist von der rechten Hand rumgeführet, verletzet aber des feindes linke Schulter, Riverso ist von der linken Seiten hergeführet, und verletzet doch ohne Unterschied die rechte, wie man solches siehet. Wer aber diese Sachen wohl betrachtet und mit Verstand examiniret wird leichtlich Regulen finden, wie er wieder ein jedweden Hieb würken solle, angesehen dasz ob gleich alle Hiebe von einem Arm gemacht, sie doch deswegen nicht alle einerlei Stärke haben würden, und deshalben soll einer wieder die so mehr Stärcke haben, auch eine stärkere defension erdenken, dasz er ihm könne wiederstehen und alsdenn treffen.

Discurs über das Prima Lager, so im ausziehen des Degens aus der Scheiden formiret und mit No. 1. gezeichnet ist.

DIese Figur, so in der Ordnung die zweite, aber mit No. 1. bezeichnet ist, zeuget ein solches Lager, darein die Hand gehet, indem sie den Degen entblöszet oder aus der Scheiden ziehet, davon sie auch den Nahmen hat der Prima Guardia, das ist, des ersten Lagers der Hand, welche dann nicht vor gar zu sicher gehalten werden mag, weil sie die Klinge gar zuweit zurük und den Leib wegen der Höhe der Klingen gantz entblöszet hält, welches denn verursachet, dasz die Stärke so ferne vom Leibe ist, und deswegen die Unterblöszen à Tempo nicht beschirmen kan, auf welchen Fall denn von nöthen sein wird, wo einer anders nicht die Misur brechen will, sich mit der linken Hand zu schützen, weil er sonst ehe, als er hätte gepariret, ge= [64] troffen wäre: Wer aber nur schlecht nachdem er erst pariret hat, gedenket zuverletzen, kan nur ein wenig die Spitze versenken, damit die feindliche Klinge wegreissen und mit einem Hiebe, oder mit einem geschleudertem Stosze verletzen: Weil aber solches mit zweien Tempi getroffen were, würde es nicht gar zu wohl von statten gehen.

[65] Erklärung des wohlgestallten Prima Lagers. No. 2.

WEnn einer will die Prima formiren, dasz sie gut sei, soll er seinen Leib und die Klinge also stellen, wie diese Figur No. 2. weiset, nemlich mit einem engen Schritt, mit dem Leibe gebogen und dem Arm ausstreckt, mit der Klingen hinfür und der Spitzen so gerade als er immer kan, weil sie von Natur nach der Erden siehet, damit der Feind nicht könne über sie kommen, maszen sie oberhalb am schwächsten ist, weshalben auch von nöthen, dasz sich einer daselbst mehr gesichert halte. Man musz sich auch über diesz im engen Schritt und dem Leibe gekrümmet erhalten, aufdasz der Untertheil so weit entfernet sei, dasz ihn der Feind nicht erreichen könne, er komme denn mit seinem Kopf mittelweges unter die Klinge, so in der besagten Prima lieget, dannenher denn auch diese Klinge in der Prima nicht anders als wie sie den Kopff und ein Theil der Brust wohl verwahren will, zusorgen hat, welche doch leicht und geschwinde genut können beschützet werden, weil die Stärke schon so weit hinfür ist, da sich hergegen des Feindes Klinge nicht hinfür strekken kan, dasz sie nicht allezeit des [66] in Prima gelagerten Stärke näher als dessen Leibe sei.

[67] 
[30] DELLA SECONDA GVARDIA bene accomodata.

QVESTO E IL SITO, COLQVALE SI DEE FORMARE LA SEconda guardia per sicurezza maggiore, & quantunque sia faticosa nondimeno non è tanto come la prima, perche il braccio è alquanto più basso, & perche la parte di fuori è la più debile, perciò si hà dà tenere la punta tanto diritta che l’ nimico non possa uenire in quella parte, ancorche sia la più coperta non ci essendo altro da ferire, che quel poco di testa, che auanza sopra del braccio destro, doue potrebbe uenire il nimico in quella parte, & metterlo in soggetione di diffendere quel luogo, & poi passare à ferire disotto, mà se pure egli uenisse di fuori si douria cauare ma senza approssimarsi, quando non si hauesse potuto ferire in quel mentre, che lui è andato di fuori. & le parti di sotto sono ancona più sicure, che nella prima, le diffese sono bene alquanto differenti, perche il mandiritto tondo bisogna diffenderlo con uoltare in quarta, si come anco il sottomano, li altri tutti si parano della stessa guardia eccetto alcune punte di dentro, che si parano pure col medesimo modo di uoltare‘in quarta, & si può fare benissimo rispetto alla spada assai auanzata, & diritta, & chi saprà operare le sue ragioni trouarà detta seconda essere molto buona, & uantaggiosa, & lasci poco scoperto al nimico da potere ferire, & col corpo si trouà tanto lontano, che il detto nimico non lo potrà ariuare se prima non li chiùderà la spada, ilche sarà difficile, perche detta guardia caua con poco motto, & è prestissima, mà come si è detto disopra è alquanto laboriosa per di morare longamente in essa.

[31] RAGGIONI DI VN’ ALTRA SECONDA GVARDIA formata in scurzo come siue de nella seguente figura.

LA POSTVRA, CHE QVI SEGVENTÉMENTE SI VEDRA COsì forzata è una seconda, & se bene stà in questa forma nondimeno uà con molta celerità, & furia per rispetto dell’ unione delle si comincia à formare in piede, & quanto che l’ nimico si approssima tanto si uiene abbassando il corpo, & ritirando la spada, di maniera, che gionto in misura si troua già abbassato & hauere ritirata tanto la spada, che è impossibile ritirarla più uolendo tenere la punta in presenza, ne meno si può abbassare di più, & è di bisogno, che la sua spada si troui dalla mano alla punta in retta linea, acciòche il nimico non possa andare per difuori, hà similmente da tenere la mano alla fronte per diffendersi da qualche slancio, che sopraueniss prima che hauesse finito di formare la guardia, & quando del tutto l’habbia formata in euento che l’ detto nimico si auicini tanto solo, che con la punta penetri la punta di esso che è in guardia, sè lui haurà la spada libera dourà cacciarsi dentro di quarta, & per tale occasione tiene il destro piede così trauersato, perche nel fare la distesa il corpo uada fuori di presenza prima, che moua li piedi, che in questo modo la botta sarà più longa & passarà sino al corpo nimico, mà se la punta nimica piegasse uerso la sua, douria cacciarsi col corpo sotto di essa spingendo per il debile della detta nimica pure in seconda, & passare sino al corpo a uerso, & quando pure uedesse la nimica spada hauere ferrata tanto la sua, che non potesse ferire in quella parte douria cauare della medesima seconda appoggiando la sinistra mano sopra il suo finimento, acciòche essa nimica non la pottesse rispingere, & andare à ferire quella parte superiore perdifuori. Li taglii uengono facilmente diffesi con la seconda, & con la quarta secondo, che uanno à cadere più in una [32] parte, che in una altra, & le dette raggioni riescono assai bene contra colloro, che non cognoscono il fondamento di essa guardia, & se qualch’uno uà à ferire quando stà nella guardia para il più delle uolte con la mane, & in tutti li suoi feriri passa determinatamente, mà è assai faticosa, & obligata, nondimeno à chi è bene essercittato in essa riescono molte cose. 5.

LA RAGGIONE PERCHE LA SEGVENTE FIGVRA è formata con la spada tanto in scurzo, & la parte manca tanto inanzi, come la drita.

IL MOVlMENTO RAPRESENTATO DALLA SEGVENITE FIGVRA era in terza, & si è mutato in seconda, nellaquale la spada si uede tanto piegata uerso il sinistro fianco, che stà in giusta prospettiua, & per questo non si uede se non la croce cioè il finimento di essa, & hà fatto il detto moto per dare occasione al nimico di entrare; & il corpo stà in questa forma piegato inanzi acciò non essere ferìto se non disopra per la testa, & per il petto, & affine, che se l’ nimico lo uolesse ferire esso possi parare con la sinistra, laquale à tale effetto stà sopra la fronte, con ferire nelo stesso moto di corpo stendendo la sua spada pure di detta seconda, & affine, che se il detto moto ilquale si uede, fosse fermato quando uiene il nimico possi girare di quarta, & ferire per disotto, ò disopra della nimica secondo, che uenisse alta, ò bassa portando il corpo fuori di presenza senza parare, & non meno per potere parare, & ferire di detta seconda. Mà se il nimico non si mouesse per detta chiamata non si dee dimorare nel sopradetto mouimento mà mutare effetto, stando pero fermo de’ piedi, acciò il medesimo nimico non pigliase il tempo di quella mutatione, perche non si potrebbe parare rispetto alli piedi, che sariano nel moto di approsimarsi, mà [33] allontanandosi sarebbe buono perche esso nimico non potrebbe ferire alcerto, mà si potrebbe bene se il piede fosse fermo, quando il nimico entrasse pigliare il tempo, & andare inanzi, ò indietro secondo la distanza, & effetto, che hauesse uoluto fare l’ istesso nimico, & tutto per accommodarsi alla diffesa, ouero offesa in uno medesimo punto. 6.

[37] HABBIAMO IN QVESTO LVOGO VOLVTO METTERE QVESTA terza per hauere in se alcune raggioni uantaggiose, come s’ intenderà, laquale può deriuare dalla terza distesa in caso che essa terza distesa si trouasse in pericolo per esserli occupata la spada, ò per altra caggione, doue che l’huomo di liberaria col partirsi da quella, & calare in questa, perche tutto il pendicolare del corpo, che era prima in quella pendicola indietro, come si uede, & senza mouere li piedi, mà col solo piegare del corpo, & de’ ginochii uiene à portarsi tanto lontano, che l’ nimico non lo può ferire, liberando anco nel medesimo tempo la spada, che se l’ auerssario la uuole aqiustare, ò ferire portandosi inanzi l’ osseruattore di questa guardia può ferire lui benissimo col solo ritornare del corpo inanzi nel punto medesimo che l’ detto auerssario uiene, oltre diciò è una guardia assai buona da essercittare perche tiene la linea obliqua uerso terra in modo che l’ nimico non la può hauere tanto facilmente, chi la uolesse ritrouare così bassa senza operare l’ istesso uantaggio del corpo, restarebbe sicuramente ferito atteso che le distanze sono così falaci, perche gionto, che sia l’ huomo in misura li pare anco di essere molto lontano, & quando quella parte, che è piagata indietro si piega alò inanzi, senza anco mouere li piedi si allonga assai più di meggia spada col solo pendicolare del corpo si che ariua più di quello che l’ nimico può hauere giudicato, quando non habbia cognosciuto la natura del sito, & così come può seruire per ariuare altretanto può fare per dillongarsi perche la misura uiene à slargarsi più di meggia spada, ilche caggiona, che l’ nimico non può ariuare in tempo, & questi piglia la comodità della diffesa, & offesa, alquale non si può trouare la spada, che prima non si sia gionto nella misura stretta, se non si hà una diligente cura di metrersi in poco passo, & piegare il corpo inanzi più che sia possibile, che all’ hora purpure si potria ariuare alla sua punta standosi nella misura larga, & deuesi anco auertire [38] che quello scoperto di sopra è tanto lontano che non può essere ferito se il detto osseruattore della guardia saprà conseruarsi la spada libera; & così questa forma di sito uiene ad’ essere molto à proposito, & buona contra diuerse guardie angolate, & anco distese, perche un corpo in tale forma situato uscisse con facilità, & prestezza dalla presenza della punta nimica, & anco con la medesima celerità passa per l’ una, & per l’ altra parte, eccetto contra la prima, laquale l’ andarebbe à trouare sino in terra. 11.

[41] LA SEGVENTE, CHE E VNA QVARTA ANCOR LEI E MOLTO differente dalle due passate, perche, come nella sua figura si uede essa scuopre il petto al nimico, & stà col passo obliquo con disegno di portarsi ò nell’ una, ò nell’ altra parte secondo l’ opurtunità, ne si può andare à ferire quel petto, ne quella testa, che le sue gambe non siino l’ una dall’ un lato, & l’ altra dall’ altro della spada di quello, che uuole ferire, in modo che leuandone una remane il suo corpo sempre fuori della presenza, si che può ferire, & di detta quarta, & di terza, & di seconda, si come che richiede il tempo, & l’ occasione: Questa guardia è scoperta di fuori, & uà cercando, che l’ nimico uada iui à ferirla, sàpendo quella essere la più forte parte, & che naturalmente fà angolo in modo, che detto nimico l’ anderà pure in quel luogo à ferire, essa col portare il sinistro piede in retta linea, stendendo il braccio, & lasciando la mano nelo stesso luogo ferirà di sotto nel fianco destro del nimico, ouero di sopra con fare l’ angolo anco più grande & portando la mano alta, come la medema spalla, che in questa guisa haurà tanta forza che quanto più uorà il detto nimico parare tanto più rimanerà ferito, & quando il medesimo nimico troppo s’ auicinasse senza risolutione, quella uoltarebbe la mano di quarta in seconda, coprendosi il capo, con portare inanzi il sinistro piede, & passare dentro col corpo & con la spada, che ferirebbe nel petto con la detta seconda, mà deue auertire, chi usa questa guardia di essere tanto inanzi, che nel uoltare in seconda la testa possi penetrare la punta nimica con lo piegare del corpo, & poi andare à colpire con penetrare la sinistra sino al finimento, che se bene il nimico cauasse perferire disotto non farebbe cosa buona per rispetto della spada uoltata, perche la spada, che già hà cominciato à uoltarsi per fare la cauatione in quella parte lo impedirebbe, & ferirebbe di fuori per ritrouarsi già col corpo uoltato inanzi tanto con un fianco, quanto con l’ altro, buona caggione, della lontananza dello scoperto, [42] & della forza della spada, & in questo modo non ui sarebbe altra mutatione, se non che l’ corpo quale dourebbe andare di dentro andarebbe di fuori; & in questa guardia si può facilmente usare la sinistra mano. 15.

[47] QVI E LA PRIMA FERITA DI QVARTA RAPRESENTATA DALla figura uenente fatta à pie fermo contra una terza guardia, laquale può essersi caggionata, perche quello, che è nella terza haurà uoluto fingere di ferire di dentro, mentre che l’ altro ancor esso era in terza in modo che si è spinto inanzi per farlo parare, mà quelli pigliando il tempo, & portando il finimento alla punta nimica è andato con la sua punta à ferire auanzando il piè destro inanzi, & con piegare il corpo, & uoltare la mano in quarta hà incontrato, & ferito il nimico, come si uede, nel punto istesso, che esso nimico ueniua, che hà causato, che egli non hà potuto parare, mentre era così in aria col piede, & ueniua inanzi; Parimenti può essere, che tutti dui si trouassero con la terza di fuori, & che quello, che è restato ferito habbia uoluto cauare di dentro auanzando la spada, & il corpo per mettere l’ auerssario in neccessità di parare con intentione di ferirlo in quel tempo uoltando di terza in seconda, & con abbassare il corpo, ouero ritornare di fuori di detta terza per ferire sopra la spada, si come tutte due queste raggioni si sarebbeno effettuate, quando l’ auerssario detto, hauesse fatto si come questi desideraua, mà quello, che era fermo, con la spada libera in mano, & che si trouaua nella misura larga aspettando il tempo di potere ferire, ò di pigliare qualche uantaggio, subbito ueduto il moto della nimica accompagnato dal corpo, quale si è portato inanzi, hà cognosciuto, che il nimico, che è il ferito, se bene non hauea mosso il piedi non poteua con tutto ciò rompere di misura, atteso che non si può auicinare, & dillongarsi in un medesimo punto, & quindi si può conoscere quanto graue pericolo sia il mouersi senza tempo, massime quando la nimica spada si troua [48] libera, per auicinarsi essendo già fermato nella misura larga, che quando l’ huomo fosse astretto à mouersi per liberarsi da qualche pericolo saria meglio ritirandosi, che approssimandosi, massime stando il nimico fermo, & trattando di liberarsi, & quello affine, che se esso nimico uolesse in quel tempo ferire si potesse diffendere, & offendere in uno medesimo instante, & anco che si hauesse mossa la spada, & il corpo pure, che il piede fosse fermo sempre si potria saluarsi mentre si fosse nella misura larga, mà nella misura stretta ogni picciolo moto porta seco gran pericolo, come si è mostrato quando si è trattato delle misure, & tempi, in oltre deuesi considerare, che mentre la nimica trouasi libera, & ferma à uolerli fingere contra non è altro (per nostro giuditio) che cercare di precipittare infruttuosamente, perche quello, che uuole fingere non può mai ferire, anco che l’ alrro uada à parare solo che stia fermo de’ piedi, & se dopò fatta la finta uorà ferire, si potrà dall’ altro rompere di misura, che così lui non ariuarà, & restarà disordinato con pericolo di essere ferito prima, che si rimetta, in modo tale, che à uolere fingere, è di misteri l’ aspettare qualche moto dell’ auerssario, ouero non lasciare la nimica libera, douendosi prima occuparla, acciò non possa ferire in quella parte, oue si troua, doppo il che si può fingere non abbandonando però mai il uantaggio, & nel fare detta finta si richiede lo andare inanzi affine, che se l’ nimico non para, che la finta ferisca, & le pure para, che si possi nella mutatione ariuare al corpo prima che detto nimico si salui col rompere di misura, perche quello che’ si sarà mosso con la finta giongerà più presto di quello, che haurà aspettato il secondo tempo per rompere di misura, mà se quando si fà la finta il nimico rompe di misura non si hà da andare perche si è troppo lontano, mà si dee fermare, & tornare ad aquistare; talmente che se quello, che quì si uede ferito hauesse seruato questo termine più tosto sarebbe stato il ferittore, che il ferito, ò almeno si sarebbe saluato. Sopra di questa presente ferita si è fatto assai longo discorso intorno al uantaggio, & al pericolo, & non solo intorno à ciò, mà come sia nata, & come in altra forma potea nascere, & di più quello, che era buono per salute del ferito, perche inanzi l’ offesa si potea rimediare in molte guise, che doppo il fatto non è niente à proposito, mà nelle altre che seguiranno si dirà solamente la caggione, & l’ effetto di dette ferite il resto si tralasciarà per minore tedio di colloro, che leggeranno. 21.

[67] QVESTA FERITA DI SECONDA CONTRA VNA QVARTA PASsata di piè sinistro inanzi facilmente è deriuata dall’ essere andato collui, che hà fatta la quarta à ritrouare la nimica spada dalla parte di fuori laquale era in terza, & dall’ hauere l’ altro cauato di detta terza; il primo hà uoluto ferire di quarta per il debile nimico passando oltre col sinistro piede, mà questi che hà cauato, hà nel tempo medemo abbassata la punta sotto il finimento auersso passando ancor lui col sinistro inanzi curuando tutto il corpo sopra di esso sinistro piede, & hà uoltata la mano in seconda, in modo che è uenuto molto à dillongarsi dalla presenza della punta auersa, & à fare detta ferita, laquale in un’ altra guisa ancora può essere uenuto cioè, che ritrouandosi ambidui in terza di dentro quello che hà ferito si sia slargato con la punta facendo un poco di uolta di pugno uerso la quarta, & che l’ altro uedendo quello scoperto habbia uoluto aquistarli il debile, & ferirlo nel tempo medesimo, col passare oltre del sinistro piede, mà il primo inanzi, che questo sia gionto al debile, hahbia abbassata la punta sotto il finimento nimico, che da esso nimico non è potuto esserli trouata, & in un tempo istesso habbia portato il corpo fuora di presenza, & piegatolo sopra il manco piede, quale è passato, & così basso hà potuto penetrare sino al corpo nimico trouandosi già molto inanzi. In oltre può essere successa detta ferita per essersi trouati tutti dui in terza di fuori, & che collui, che è ferito sia andato per ritrouare la spada auersa, & il ferittore in quel tempo medesimo habbia uoltato di mandiritto per testa col nodo della mano tenendo fermo il braccio, & il ferito habbia uoltato di terza in quarta per diffesa del capo, & sia passato oltre col manco piede per ferire nel tempo medesimo, nelquale proprio punto quello, che hà tirato il taglio hà trattenuta la spada appresso la nimica [68] tanto, che l’ altro non l’ hà toccata, & in questo instante hà uoltata la mano in seconda abbassando la punta sotto il finimento nimico, & passando inanzi col sinistro piede, & col corpo tanto chinato, che la punta, laquale douea ferire nel petto è passata disopra, di modo, che benissimo si cognosce quanto sia pericoloso il parare ancorche si ferisca in tempo medesimo, & però, potendosi fare dimeno, sarà sempre ottima cosa il non parare. 40.

Additional Resources

References

  1. Didier, Henry de Sainct. Les secrets du premier livre sur l'espée seule. Paris, 1573. pp 5-8.
  2. 2.0 2.1 2.2 2.3 Fabris, Salvator and Leoni, Tommaso. Art of Dueling: Salvator Fabris' Rapier Fencing Treatise of 1606. Highland Village, TX: Chivalry Bookshelf, 2005. pp XVIII-XIX.
  3. Fabris, Salvator and Leoni, Tommaso. Art of Dueling: Salvator Fabris' Rapier Fencing Treatise of 1606. Highland Village, TX: Chivalry Bookshelf, 2005. p XXIX.
  4. Andersson, Henrik. Salvator Fabris as a Hired Assassin in Sweden. Association for Renaissance Martial Arts. Retrieved 2011-12-18.
  5. Barbasetti, Luigi. Fencing Through the Ages.[Full citation needed]